I ragazzi vanno bene

Io odio San Siro. Non lo stadio, intendiamoci, adoro lo stadio e dovremmo giocarci per altri novemila anni. Odio proprio il quartiere. Per me, che son cresciuta nei quadranti opposti della città e vivo esattamente dall’altra parte, San Siro quartiere non è Milano, è una cazzo di giungla piena di insidie. Va tutto bene se ci arrivo per sentieri noti ma se svolto fidandomi dell’intuito, ti saluto.
Ed è proprio quello che mi è successo ieri: prendo il 16 consigliato Moovit da via Bergamo per la prima volta, ho le cuffie quindi non sento quando l’altoparlante ci dice di scendere per la deviazione, e mi ritrovo sul tram deserto, con il conducente dietro il vetro acquario che han sul Sirietto che indica muto una direzione qualsiasi davanti a sé. La seguo incerta e imbrocco la prima via che mi capita. Cammino per una decina di minuti su un vialone semideserto tutto dritto fino a quando mi ricordo di uno sul tram con la maglia di Suso — e non lo vedo manco col binocolo. Qualcosa non va.
Ho la batteria quasi morta. Fermo una sciura col cane per info e lei mi dice che sto puntando nella direzione opposta a quella giusta. Mentre torno indietro dove mi ha lasciato il 16 la strada tre ragazzini italiani di origine nordafricana cercano di farmi lo sgambetto-scippo alla napoletana. Mi faccio una scarpinata veloce come una cretina per almeno venti minuti (il 16 regolare passa pure ma sempre schizzandomi di fianco beffardo e non faccio in tempo a prenderlo, riesco solo a capire che il Sirietto arriva fino ad un punto e poi ti molla ad un tram di tipo più vetusto. Era facile, a saperlo prima magari) ed è l’unico punto di riferimento che mi salva dalla sensazione opprimente di star camminando per niente. Quando finalmente vedo stagliarsi nel cielo la punta di uno dei rami rossi del terzo anello e sento in lontananza le formazioni, mi rendo conto che se vado un po’ più veloce ci metterò altri quindici minuti.
Neanche fosse la prima volta che ci vado, allo stadio, è dal 2001 in poi che sono di casa. Invece mi son persa come se arrivassi fresca dalle frasche di, chessò, un posto inculato, tipo Cuneo o Cleveland.

Entro a partita iniziata e realizzo pure che questo è l’ultimo anno che mi abbono nel mio settore. Non ho niente contro il progetto Grande Curva in generale, è solo che fino all’anno scorso uno non si abbonava in primo blu per arruolarsi, si abbonava in primo blu per non imborghesirsi troppo e stare tranquillo. Già come posto aveva i suoi difetti anche prima eh, innegabile. Tipo, le azioni ce le hai a dieci metri e non ci capisci un cazzo lo stesso. Un esempio? Il primo rigore. Un intero settore a pensare che Kalinic si fosse buttato, perché la nostra visuale è quasi a uomo e la trattenuta di Gomis l’abbiam vista solo su cellulare. Un tizio sotto di me aveva pure commentato a caldo «se uno fa così con me a calcetto lo ammazzo». Ma adesso c’hai pure i tamburi sopra che belli eh, gran bell’idea, ma con il soffitto metallico starci sotto è come essere in sala macchine in traghetto. E poi a seguito del progetto Grande Curva di cui dicevo poche righe innanzi ti ritrovi anche il tipo in transenna che di sgamo accende il megafono, guarda giù e ti urla di applaudire sennò sei interista. Roba da tirargli un sasso di riflesso, interista tua nonna. Insomma, l’avrete capito che la novità non mi fa impazzire in generale.
Ma poi c’è il Milan, e sottolineo il MA con valore avversativo a tutte le precedenti. Come han detto in tanti, è perestrojka, restaurazione. Di quelli in campo al leggendario derby che ci ha concesso il biglietto di seconda classe prima regionale poi interrail area ex influenza asburgica ieri sera ce n’erano tre: l’autore del gol della speranza Romagnoli, l’autore del gol della sentenza Zapata, l’autore di un teatro degli orrori a inizio mercato Donnarumma. Con tutti i meriti sportivi del caso eh. Lui si è sistemato a vita e per tre generazioni, noi non gli vorremo mai più bene come prima.

Benedetta la restaurazione, anche se quando guardi Abate tirare e pensi che se segna è la fine ti rendi conto che A) lo pensi da anni che se segna lui crolla tutto e non ha MAI SEGNATO A SAN SIRO e B) ha conservato il posto come un DC scafatissimo e gioca pure perché il cinno promettente che abbiam preso al posto suo lo rivedremo nel 2018. Forse. Dicevo comunque, è un gran bene vedere Biglia e Kessie là in mezzo distribuire e tenere e avanzare dopo anni di retropassaggi al portiere. Per non parlare di Ricardo Rodriguez che ricorda uno spacciatore come Cerci solo che Cerci era quello con le silver rubate che ti vendeva la barretta di marocco marcio la prima volta che compravi il fumo al Parco Sempione, Ricardo viaggia decisamente in business col doppiopetto di lana di Armani — altro valore.
La campagna acquisti più scassacazzi della storia ha portato gente che c’ha voglia di lavorare e non di mangiare a sbafo. Su questo non si discute. Perfino i ghirigori di André Silva non ti fanno venir voglia di buttare dei chiodi a tre punte per far bucare il macchinone su cui, sicuro come l’oro, si reca agli allenamenti come avresti fatto con gente tipo Bacca e Niang, pure se avesse guidato una Panda. La difesa regge salvo un paio di mezzi cazz! che partono, si vede che a Zapata l’ambiente sereno lo fa star bene, o forse solo perché è panchinaro, comunque teniamo gli assalti finali contro la Spal degli ex (Paloschi, poi Borriello — e da qualche parte Salamon).

Certo, abbiam penato un po’ — e questa avrebbe dovuto essere la parte facile della stagione — ci difendiamo sul finale e ci sono, in generale, un sacco di spunti di paranoia, forse tutto frutto di tre stagioni da dimenticare e una da pre-infarto — qua li elenco sparsi: abbiamo una panchina non lunghissima per una stagione che c’ha campionato, tre coppe e pure i mondiali. Sembrava che la partenza facile ce l’avessimo noi e non le Merde ma loro stan là davanti. Quelli della Lazio si rompono, preghiamo in silenzio sia un caso e non una bomba ad orologeria di qualche malefica preparazione atletica. Kessiè spacca il campo in due ma dovrebbe rifiatare, sono due mesi che è titolare. Per come gioca il Napoli ce ne potrebbe fare dagli uno ai quindici, dipende. Il timore dell’effetto che di solito hanno le merde quando gli dan la medaglia all’onor del mercato estivo…
Ma calma. Teniam 12 punti — non succedeva dal 2003 — lo stadio è colmo — non succedeva dal 2012 ed era per le partite di Champions — la gente in campo corre e si sbatte, mi perdonino i vari vecchi del ciclo ancellottiano, ma non succedeva pure prima che si ritirassero loro. Essì c’è pure il tifo che merita il nostro stadio monumento (91 anni lunedì). Siam pure tornati in Europa ed è la fine di quelle settimane senza coppa che non finiscono mai.
Insomma stiam bene, i ragazzi van bene, non è il caso di disperare mentre sembra di scorgere in lontananza una cosa che ci piace pensare sia il Milan.

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KalamandRay

La Calamandrei. Scrittrice casciavit e bòna.

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