E l’hanno presa nel…

Culo. Chiedo venia, ma l’occasione merita una licenza poetica.
Pensare che stavamo già perdendo due a zero e all’ottavo minuto del secondo tempo quando ho guardato il cronometro sui tabelloni del bordo campo e ho pensato:
– manca più di mezz’ora
– è vero che in mezz’ora puoi fare due gol, ma puoi pure sbagliarne altri due e prenderne ancora.
e mi son disposta ad accettare quella che sembrava una sconfitta certa con amara filosofia.

Perché, capita, no? Capita. Capita di prendere due pere quando hai di fronte una squadra più cinica, più matura e solida della tua e tieni pure la difesa alta con De Sciglio che si aggira con la consapevolezza di un piccione lobotomizzato sulle rotaie di un tram in arrivo. Capita, di sprecare e buttare nel cesso palle gol quando c’hai un attaccante che non è “quello giusto” — finalmente anche io non ne posso più di Bacca — e nessuno che vada mai sul secondo palo o a metà fra l’area di rigore e la linea di centrocampo. Insomma, capita. Ci sta. Quando hai una squadra formata su quello che resta delle macerie: i sopravvissuti, i rincoglioniti, i miracolati, e buona stoffa ma neopatentata. Capita. E poi c’è da ammetterlo, i picchi di adrenalina che fino ad oggi hanno reso sotto certi aspetti — per lo più cardiaci — indimenticabile questa stagione sono un limite, soprattutto il modo in cui giochiamo.

Io poi come ideale personale, come zenit diciamo, avrei roba tipo il PSG all’andata contro il Barcellona. Sì, il rischio sono le mega inculate nelle rimonte (e come le conosciamo noi milanisti nessuno mai), ma quando funziona invece ha un senso di armonia da sezione aurea e una bellezza… Comunque al di là delle divagazioni, speranza ne avevo poca davvero. Qualcuno ha acceso un fumogeno in Curva Sud. La nube nera ha coperto tutto il centro del settore, poi è salita per uscire dal terzo anello come il fumo da un camino. Grottesco e simbolico insieme. E le Merde attorno a noi che ridevano e festeggiavano, un muro mobile di “suca” e dita medie.

Colma di impotenza ho riguardato il cronometro e pensato: «Cristo, fa che smettano di cantare». A quel punto mi auguravo una cosa sul genere del finale a sorpresa di Jurassic Park, ma sul serio: accerchiati senza via di fuga da un gruppo di agili e stronzissimi Velociraptor quello che salva Sam Neil and Co. è il piùstronzoditutti Tirannosaurus Rex, che arriva e se li pappa. Invece niente. Anche con l’ingresso di Locatelli belligerante. Quasi niente. In campo si lottava su metri e centimetri e qualche affondo. Poi Romagnoli su lancio di Suso alza la gamba alla judoka e ne mette uno. Dai, dai. Dai cosa non si capiva, ma: dai. E al di là della facile allegoria pasquale che è venuta in mente a tutti, anche a me — menù combo liberazione degli ebrei + liberazione dal peccato originale + resurrezione, Sub. Tot: MIRACOLO — col senno di poi va detto che Cristo qua è c’entrato pochissimo, non a caso ci stavamo giocando il sesto posto.

Ho sempre odiato le squadre che perdono scientificamente tempo. Però anche questa, come copiare, è un’arte, non si improvvisa. Come l’han fatto loro, sotto il naso dell’arbitro, con la sensatezza di un cocainomane reduce da una serata che entra al supermercato di prima mattina smascellando, urla cose deliranti alle commesse, si infila palesemente pacchi di roba sotto il maglione e poi si incazza quando viene sgamato… E l’han pagata, sia messo agli atti: tempo extra di recupero, calcio d’angolo fatto battere, Bacca la devia, Zapata va in improbabile acrobazia e la palla entra giusto quel tanto da fargli il culo in live technology. Al 97′. Un numero che andrebbe messo su una targa, qualcuno ci dovrebbe chiamare il gatto, NOVANTASETTE. Da quello che mi hanno riferito, in tivvù dev’essere sembrato tutto mooolto più lento, invece dalla Sud son passati giusto due secondi dal «ma è entrata?» all’esplosione della Schadenfreude. Scambiamoci gesti da animali, saltiamoci addosso l’uno con l’altro, abbracciamoci con estranei a caso, tanto siamo tutti lo stesso popolo, gli amici li perdi nel casino e li recuperi dopo e li stringi con calma ma più foga e che cazzo, nonostante tutto quello che abbiam passato negli ultimi anni non siamo morti mai. E questo È il Milan.

Ciliegina sulla panna, mentre le Merde sfollavano a capo chino qualche incaricato minchione ha lasciato pure che partissero le note di “Pazza Inter Amala”.
Cosa puoi augurare al tuo peggior nemico se non di annegare nella propria merda? Niente, davvero. Che bello.

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KalamandRay

La Calamandrei. Scrittrice casciavit e bòna.

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