È chiaro

Milan-Genoa. “VOGLIAMO CHIAREZZA” ha recitato in quadrifonia lo striscione dei tifosi, cioè di quei tifosi che fanno gli striscioni. Figuratevi i commenti: “VOGLIAMO CHIAVARE”, “VOGLIAMO CAPAREZZA”, “VOGLIAMO CARESSA” con urlo di correzione “MORTO”. Gli striscioni sono stati messi e tolti tempo trenta secondi.

«Avran già chiarito», ha commentato allucinato dal sonno il mio compagno di stadio Enrico, che un po’ come tutti i miei coetanei la notte non riesce a dormire pensando a come sopravvivere.
E dire che a me le cose sembrano chiare. Ci ha pensato Piersilvio in settimana: «Se i cinesi ci sono, ci sono, sennò il Milan resta a papà». E mica lo può abbandonare sulla Cisa ad agosto come i cani. Mica lo puoi dare alla Camorra da sotterrare in qualche buca in Campania. Mica lo puoi sciogliere nell’acido, il Milan. Almeno, spero. Non sarebbe paterno.
A fare chiarezza ci ha pensato anche Galliani sfottendo la centesima presenza di Zapata col Milan: «Cento presenze, rendiamoci conto, incredibile ahahah, scherzo fa solo cose importanti».
Quattro anni che ce ne rendiamo conto Gallia’, di quanto Zapata sia Zapata e tu, beh, sia tu. Anzi, che dico quattro: quando mi è capitato, in occasione del compleanno di Sandrone Nesta, di rileggere la sua sanguinosa cessione dalla Lazio nell’estate del 2002, ci ho trovato insulti dei tifosi a Galliani, tipo “BASTA PARAMETRI ZERO” allora esposti fuori da via Turati. La definizione di classico è sempre attuale.

Scendiamo in campo capitanati da Mattia De Sciglio il Buono, uno così cortese che prima di protestare contro l’arbitro si gira verso Gigio per vedere se lo sta mandando affanculo anche lui.
Senza Sosa, premiamo delicatamente il Genoa nella sua metà campo. Senza Sosa, facciamo girare la palla a vuoto. E uno si chiede, ma possibile che quelli del Genoa siano al punto scarsi da non cercare di spezzare le trame di “Zapata la passa a Locatelli, che la dà a Paletta, che la dà a Gigio, che la ridà a Zapata”. E invece lo sono per davvero. Come dice la classifica che sovrasta di tanto in tanto le due tribune, questi non retrocederanno mai perché la salvezza l’han già raggiunta.
La nostra ragione di vita è là davanti, nei piedi di gente che è stata accolta con il disprezzo più totale, i vari Mati Fernandez, Ocampos e Deulofeu. Anche loro sono chiari in un concetto: qualsiasi cosa, scambiamoci pure i lati del campo, ma passarla a quel paesano col 9, neanche morti di sete. Quasi a mettergliela in quel posto, è proprio il Gionni Lapadula ad azzeccare la combo triangolino-quadratino-ics e a smarcare col tacco Mati Fernandez che regala un gran gol, da rivedere.

Poi succede poco altro ancora, ci teniamo questo gol e bòna. Quando ci mangiamo un 2-0, o almeno così pare visto dalla mia — e sua — prospettiva, Gigio prende a saltare impazzito sul posto. Alla fine si finisce sempre a parlare di lui anche quando non fa niente, perché gran parte della gente che si avventura a San Siro viene a vedere Gigio, si prende il posto in primo blu per guardargli la schiena e indicarlo ai figli piccoli tirati su in spalla. Ed è il primo giocatore dall’apocalisse rossonera a beccarsi un coro dedicato. Il suo futuro, che vorremmo tutti fosse la cosa più chiara di tutte, resta attaccato a quei baci sullo stemma, che se fossero clausole staremmo tutti più tranquilli, e invece no. Succede.

Un altro dubbio, mio personale, personalissimo, è quale sia il vero valore di Montella in ‘sto casino. A parte Honda — che manda affanculo a scaldarsi, senza farlo entrare mai con la regolarità dell’acquisto dell’anti-zanzare ai primi caldi — quelli che si alternano a consumare la pista su suo ordine non rivelano particolari sicurezze. Sabato è riuscito a spedirci Honda, poi Antonelli e Poli, poi ha richiamato Antonelli e ci ha mandato Gomez, poi Antonelli di nuovo (Honda deve stargli sul cazzo da morire). E boh. Non so bene se sia bravura oppure se abbia fatto un rito vodoo, tipo che niente lo sconfiggerà mai fino a quando terrà un talismano al collo, basta che si ricordi di toglierlo quando scopa. Fino ad adesso pare se ne sia ricordato. Speriamo se lo ricordi anche per il derby.

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KalamandRay

La Calamandrei. Scrittrice casciavit e bòna.

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