Milan-Chievo: come se fosse l’ultima

A volte le cose sono talmente tanto chiare che le confermi provando a contraddirle. Prendete Bacca. Uno potrebbe pensare che con i numeri di sabato sera abbia zittito tutti, e in effetti tra gol e numeri lo stadio è rimasto zitto, ma è stato il rigore tirato con la sicurezza di un trans col tacco 12 ubriaco sul pavè bagnato a ricordare che il più delle volte non riesce a seguire il gioco come dovrebbe.
Io mi immagino pure com’è andata in pre-campionato: Montella deve aver fatto il listino cedibili e ha scritto Bacca sottolineato due volte; la società gli ha regalato Lapadula da Filadelfia e Montella ha colto l’antifona, cancellato il nome di Bacca dalla sua lista pensando «beh, grazie al cazzo». Che poi pure Vincenzo può essere nella lista cedibili di molti milanisti, ma non gli si può non riconoscere di aver tirato su un bel gruppo di soldati che in campo fanno quello che lui gli dice di fare. Che di per sé è già commovente.

Sì, lo si dice spesso, ma lo si fa a mo’ di spiegone nelle telenovelas, per chi non viene allo stadio da tempo, e non parlo di ere geologiche, ma di qualche anno. Quando non si arrivava allo stadio di corsa, al pelo, giusto in tempo per sfuggire all’ultima nota dell’inno di Allevi, ma si entrava un pochino prima, e si vedeva il riscaldamento.
La ragione principale dell’anticipo era prendere i posti e voleva dire che, mentre quelli in tribuna parcheggiavano, c’era già dentro un po’ di gente quando partiva We Will Rock You dei Queen e tra gli applausi faceva il suo ingresso in campo per il riscaldamento Rino Gattuso. Che poi “ingresso” non rende, Ringhio non entrava calmo e compiaciuto salutando con la manina a giravento come la regina Elisabetta, Ringhio schizzava sul campo con la gaina di Super Mario Bros quando prendeva la stellina-che-scànsate. Poi lui se n’è andato (Gattuso, non Mario Bros), San Siro si è svuotato, e non ho neanche idea se e cosa cantino i presenti adesso ai giocatori.

Questo mi è venuto in mente per contrasto pensando a Berlusconi e a come negli anni io lo abbia detestato a morte, non come politico, ma come ideologo della democratizzazione della stronzaggine — prima appannaggio in modo bipartizan delle elite economiche e culturali, oggi a disposizione di tutti, in un modo che è a dir poco deprimente.
Silvio nostro mi ricorda quello che si dice del finanziere Julius Beaufort nell’Età dell’innocenza (consigliatissimo sia nella versione di Scorsese che nel libro della Warthon): «Il segreto di Beaufort era come si faceva scivolare di dosso le cose». Julius Beaufort, insomma, si faceva i cazzi suoi, e quello che è bello è che a fine libro scopri che ha fatto bene. Passati trentanni dallo scandalo che lo ha allontanato dalla società, nessuno ricorda più nulla. Il risultato è che lui ha comunque vissuto come voleva.
Berlusconi ha sempre fatto i cazzi suoi, e l’impressione è che ci sia riuscito anche anche stavolta. Quali cazzi suoi e per quali motivi, non si capisce. Avrebbe potuto semplicemente dire «Regaz, questi sono affari delicati che prendono tempo» e non annunciare closings con la frequenza e credibilità con cui un fuoricorso ventisettenne annuncia l’imminente laurea ai genitori per non farsi tagliare la paghetta — ma non sarebbe stato il suo stile. L’unica volta che ho visto Berlusconi abbandonare il suo personaggio di Capitan Ganassa è stato quando Putin ha gassato a morte i terroristi ceceni e i civili ostaggio nel teatro. Era verde come Buffon prima dei rigori contro la Germania.
Comunque sia, scattare alla grillina per ogni sua mossa e mettere le veline in controluce… mi ha stufato. Tanto la democratizzazione della stronzaggine è più o meno avvenuta, il reazionario è diventato rivoluzionario. L’unica cosa in cui spero è che il Milan resti quello che intendiamo noi milanisti, al riparo dalle estreme sperimentazioni genetiche che tanto ci han fatto disperare negli ultimi quattro anni.

Nel mentre mi chiedo come mai Deulofeu sia arrivato con l’etichetta di tubetto di merda quando oggettivamente è manna dal cielo. Anche perché vi confesso che mi sono divertita. Oltre a noi soliti fessi regolari, sabato a San Siro c’erano degli amici comaschi di un nostro vicino di stadio che con la scusa di non voler trovar fila al bar al secondo tempo hanno iniziato ad offrire birre a due alla volta e al trentesimo più che a Milan-Chievo mi sembrava di stare al festival di Glasgow. Ho iniziato a ridere perché uno ha chiamato Vagina Vangioni e da lì un po’ tutto è stato bello come alle feste dove sei preso bene e resti preso bene anche se prendi gol su rigore.

Un’altra osservazione che ci starebbe è Gigio. Limone allo stemma con tanto di pugno sul petto e paratona salvavita su Birsa.
La prossima si gioca al Gobbi Stadium, e mi auguro che ci pensi molto bene: se non resta da noi, dopo queste effusioni, almeno vada in un campionato mooolto lontano da qui. Che a Milano le ragioni di soldi le rispettiamo, ma con il nostro cuore è meglio non scherzarci troppo.

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KalamandRay

La Calamandrei. Scrittrice casciavit e bòna.

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