Il trequartismo è un’illusione

La mano sulla mia spalla, educata ma abbastanza forte da destarmi, non l’ho nemmeno vista arrivare. «Fra, ci sei? Sei con noi?», mi dice il mio collega con aria interrogativa, probabilmente dopo avermi rivolto un’altra domanda che non ho sentito dopo non averlo visto entrare dalla porta che ho di fronte alla scrivania. Mi risveglio dalla condizione di trance in cui vegetavo e cerco di dargli ascolto. La mia attenzione dura una decina di secondi, non di più. Non scoprirò mai la seconda parte del discorso che mi ha fatto e al quale credo di aver risposto con un cenno accompagnato da un suono di approvazione con la bocca. Gli occhi tornano fissi sul monitor del PC, che mi manda immagini che non vedo, frasi che non leggo, grafici che non capisco. Decido di alzarmi e di andare a prendere boccate di nicotina fuori in cortile, provando a svegliarmi con il freddo e la sigaretta o, perlomeno, ad annebbiare i pensieri con il fumo.
Ma sono tentativi vani: ogni nuvola di fumo prende i contorni del suo viso, che inesorabilmente mi ritrovo di fronte ogni qual volta provo a sfumarlo nella memoria.
Claudia non c’è più. L’ha deciso lei, anche se è convinta che l’abbia deciso io. Io ho solo fatto quello che fa una persona quando è satura per le troppe delusioni che ha dovuto affrontare: mi sono allontanato. Ma del resto era una fine già scritta, non c’è niente di buono che ti aspetta alla fine di una storia impossibile.

Claudia è stata in tutto e per tutto come Gourcuff. Per me, dico. Se mi avessero dato un euro per ogni volta che Yoann mi ha illuso che potesse diventare un campione affermato del calcio mondiale con una prestazione decisamente sopra le righe a quest’ora sarei ricco. Il problema è che a ogni grande prestazione sono sempre succedute decine di prestazioni tra il banale e l’indecoroso. Ma, ‘sto stronzo, ogni volta che stavo perdendo le speranze ci piazzava un gol con doppio passo a far sedere il difensore e tiro a giro sotto l’incrocio. E riscoppiava l’amore. Ma che poi non è nemmeno amore. È illusione. Illusione di essere amati come si ama. Illusione che prima o poi si verrà ricambiati con la stessa moneta, che le promesse (e le premesse) vengano mantenute. La speranza. Quella è una maledetta puttana, perché è quella che mi, ci, vi frega.

Ma, del resto, se penso a Yoann, non avrei mai potuto innamorarmi di nessun altro giocatore, perché aveva tutto ciò di cui ci si innamora: la classe, l’eleganza, l’intelligenza, la capacità di illudermi e quella di ferirmi. Esattamente come Claudia. Ed esattamente come lei è sempre stato un amore impossibile fin dal principio. E l’essere innamorati di una cosa impossibile non è forse l’oscillare tra speranza e delusione? Tra illusione e disillusione? È come una versione ancor più pessimistica del Pendolo di Schopenhauer, con la delusione al posto sia del dolore (ma non sono sinonimi?) e sia della noia e con l’illusione, che porta brevi momenti di gioia, che tiene il suo posto nell’intervallo fugace tra i due estremi.
Una vera bellezza, direte voi. Ma il punto è che quell’attimo di speranza, quel momento di illusione, è talmente forte, talmente pieno, talmente eclatante nella sua manifestazione che ci fa sopportare i continui rintocchi di delusione che lo seguono inevitabilmente.

I momenti Gourcuff hanno sempre un qualcosa di magico, di ipnotico. Non si riesce a fare a meno di guardarli o di rimanerne rapiti. Quel suo incedere elegante, quel portamento quasi da ballerino di tango, quel suo muoversi al di là del tempo e dello spazio come solo Zizou sapeva fare sono un magnete per gli occhi e per il cuore. Così come i momenti Claudia, che ora nella mia memoria si mescolano tra loro a creare un unico grande momento di speranza malinconica. E allora il gol segnato contro il Paris St. Germain diventa il ricordo di lei che mi dice che si stava innamorando dei miei occhi, la vittoria del campionato francese con il Bordeaux quella volta che mi ha stretto la mano e che mi sembrava che tutto fosse possibile, la prima doppietta in maglia Rennes si trasforma in un «non posso fare a meno di te» e il gol in doppio passo e tiro a giro sotto l’incrocio in un suo bacio violento, quasi a ricordarmi di quanto sia io, in realtà, che non posso fare a meno di lei e non viceversa.

Perché io ci ho creduto davvero, ho creduto davvero in Yoann Gourcuff e nel suo ruolo nell’Olimpo del calcio, così come ho creduto davvero che Claudia fosse quella giusta. E ci credo probabilmente tuttora. Perché lei è la mia metà. Forse io non sono la sua, ma lei è senza dubbio la mia. O forse mi sto solo illudendo. Di nuovo. Come sempre. Come a ogni gol di Yoann Gourcuff.

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frailmari

Trequartista nella vita. Si è ritrovato in panchina perché dio usa il 4-3-3. #Gourcuffer | #staymezzapunta | #slidismo
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