Il trequartismo è ineluttabile

L’altra mattina mi sono svegliato con un’illuminazione. Avete presente quando aprite gli occhi e vi ritrovate stampata nella mente la risposta a una domanda che non vi ponete più ormai da tempo e della quale pensavate di esservi dimenticati? Ecco, così.
L’altra mattina ho aperto gli occhi e ho capito. Ho capito che nel pezzo “Il trequartismo è uno stato mentale” non avevo detto tutto. Avevo parlato della bellezza della diversità del trequartista, della sua eleganza dell’andare fuori sincro, di quanto ci affascini una mente che si manifesta in tutta la sua superiorità. Ma non ho assolutamente spiegato cos’è che ci piace per davvero, ciò che ci rapisce, che ci lascia in quello stato di trance ogni volta che ci troviamo di fronte a una meraviglia.

L’altra mattina ho aperto gli occhi e mi sono girato a guardarla. Claudia era lì, con la guancia destra appoggiata sull’interno del mio braccio che l’abbracciava. Aveva gli occhi chiusi e sulle labbra un accenno di sorriso. Il lenzuolo era tutto stropicciato e le copriva solo le gambe, la canottiera larga indossata come pigiama lasciava intravedere i tatuaggi solitamente nascosti dai vestiti. I capelli illuminati dal primo sole sottile del mattino tirati indietro e la pelle con ancora i residui di abbronzatura dell’estate appena passata.
L’ho guardata per altri due minuti prima di darle un bacio sulla guancia e sfilarle delicatamente il braccio da sotto la testa.
«Ho avuto l’illuminazione, era sempre stata qui, ma ora mi appare chiara. Devo solo riuscire a mettere insieme le idee prima che spariscano nella quotidianità della giornata» — pensavo tra me e me mentre mi allacciavo la camicia della sera prima.
Ho finito di rivestirmi, le ho dato un altro bacio e me ne sono andato. Avrei potuto aspettare, avrei potuto fare colazione con lei. Avrei potuto. Ma quel risveglio mi aveva fatto capire e non potevo non seguire quell’idea: ciò che ci piace, ciò che ci rapisce nella vita è l’ineluttabilità, ciò che resta fuori dal nostro controllo, ciò che accade a prescindere dalla nostra volontà.

Perché è così, ed è stato così anche con lei. Fin da subito, fin dalla prima volta che l’ho vista e dalla prima volta in cui ci siamo parlati. Aprendo gli occhi l’ho capito, ma vi giuro che era sempre stato lì, palese a tal punto da passare quasi inosservato. Tra me e Claudia è stato tutto ineluttabile: il nostro primo sguardo mi ha detto molto di più di ciò che ho realmente capito. La nostra sintonia su tutto, il modo di pensare praticamente identico, il ridere per le stesse cose erano soltanto il preludio alla notte passata insieme l’altro giorno. Non ho potuto fare niente per evitare che accadesse, mi sono soltanto seduto a guardare e ad aspettare. Ed è stato bellissimo.
Io non credo a forze divine o al destino, non posso credere che le nostre strade siano già tracciate da una volontà superiore. Però credo che alcune cose succedano a prescindere dalle nostre scelte. Non per volontà divina, ma semplicemente perché la loro forza, il loro impatto, è talmente violento da impedire l’intromissione di qualcosa o di qualcuno. Come il mare d’inverno che sbatte contro uno scoglio.
E Claudia mi piace proprio perché è stata ineluttabile.

Il trequartista, quello di cui ho già scritto nel primo pezzo, è il fattore ineluttabile del calcio. Ed è quella sua capacità di determinare una partita senza che gli avversari possano opporsi che ci fa restare così rapiti davanti a ogni sua singola giocata. Quella sensazione di superiorità così schiacciante dall’essere inevitabile nelle sue manifestazioni.
E se per descrivere l’eleganza, la bellezza e l’intelligenza superiore ho usato Zinedine Zidane, per l’ineluttabilità userò un altro trequartista, ben diverso da Zizou, che ha giocato in Italia nel Milan: Ricardo Izecson dos Santos Leite, al secolo noto come Kaká, ma che io per l’affetto che lega tutti i milanisti a lui chiamerò più semplicemente Ricky.

Vi ricordate quando è sbarcato in Italia il piccolo Ricky? Sembrava uno studente di medicina. Così impacciato, così posato. E la sua prima partita contro l’Ancona? Ve la ricordate? Ecco, lì c’era tutto. Era tutto davanti ai nostri occhi, talmente palese da passare quasi inosservato. In quella partita ad Ancona c’erano tutti i sei anni con la maglia del Milan, c’erano tutte le giocate, tutte le sue discese, i suoi gol, lo stupore di tifosi, compagni e avversari. Provate a prendere gli highlights di qualche partita in cui Ricky è stato determinante. Fateci caso: dallo stadio gli “oooh” che sentite sono di stupore e di meraviglia, come quando si assiste a un numero di magia. Come quando si assiste al mare d’inverno che si infrange sugli scogli. E Ricky questo era: un’ondata ineluttabile su un prato verde, che oltrepassava ogni ostacolo posto sulla sua strada fino ad arrivare alla fine della sua corsa. Era la manifestazione di una forza nettamente superiore alle altre, di un’intelligenza fuori dal comune, la prova che stare costantemente un passo avanti agli avversari si può. È stato il simbolo dell’ineluttabilità del trequartismo, così come Zidane lo è stato della bellezza.

E Claudia è per me ciò che è stato Ricky per il calcio. Lui è arrivato, è entrato in sintonia con la squadra e i tifosi, li ha travolti con la sua semplicità e ineluttabilmente è entrato nella loro testa e nei loro cuori.
Una forza talmente superiore da manifestarsi a prescindere.
Un’onda talmente forte da lasciarmi meravigliosamente estasiato nel momento stesso dell’impatto.

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frailmari

Trequartista nella vita. Si è ritrovato in panchina perché dio usa il 4-3-3. #Gourcuffer | #staymezzapunta | #slidismo
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