#slidismo: l’analisi tattica di Inter-Milan

Sono passate più di 48 ore dal fischio finale del derby di Milano: pensavate di poter dimenticare le oscenità viste in campo e di guardare oltre? Mai! C’è lo #slidismo, che vi farà vedere tutti — ma proprio tutti — gli aspetti tattici della gara. La foto “copertina”, in questo senso, vale più di mille parole.

Formazioni alla mano, Inter e Milan si sarebbero dovute affrontare con un 4-3-1-2 e un 4-3-3, ma Inzaghi, in realtà, rispolvera il falso nueve Ménez e alza il muro. Anzi, due muri: uno da quattro dietro e uno da cinque a centrocampo. Di attaccare l’Inter, manco per idea.

A inizio gara il Milan si presenta con un 4-5-1 molto difensivo, l'Inter parte subito con il 4-3-1-2 ed Hernanes dietro le punte

A inizio gara il Milan si presenta con un 4-5-1 molto difensivo, l’Inter parte subito con il 4-3-1-2 ed Hernanes dietro le punte

Infatti, come da previsioni fatte visti i due sistemi di gioco dopo il fischio d’inizio, il Milan nei primi venti minuti resta sempre molto basso, non pressa, con un Ménez che addirittura si disinteressa dell’azione avversaria, mentre gli altri nove aspettano nella propria metà campo, diligentemente dietro la linea del pallone.

In fase di non possesso il Milan si difende con un centrocampo a linea a 5 e Ménez non pressa. I rossoneri aspettano bassi.

In fase di non possesso il Milan si difende con un centrocampo a linea a 5 e Ménez non pressa. I rossoneri aspettano bassi.

L’Inter, dal canto suo, pressa molto alta, cercando di non far sviluppare la manovra al Milan e di rubare palla con i rossoneri allungati in fase d’uscita. Quando il pressing porta i suoi frutti, gli uomini di Mancini cercano di partire con rapidi e corti — massimo 30-40 metri — contropiedi, che gli permettono di finire quasi sempre l’azione con un tentativo di conclusione verso la porta di Diego López.

L'Inter, invece, pressa alto fin dall'inizio e crea problemi al Milan nell'iniziare la manovra dal basso.

L’Inter, invece, pressa alto fin dall’inizio e crea problemi al Milan nell’iniziare la manovra dal basso.

Il Milan, invece, difendendosi basso, ha l’occasione per un paio di contropiedi, ma partendo sempre da lontano e con 60-70 metri di campo davanti. L’esempio lampante è l’occasione di Menez, che riceve palla poco oltre il centrocampo ed è lontanissimo dai suoi compagni di squadra, che dovrebbero accompagnarlo nell’azione offensiva.

Essendo con il baricentro così basso, i contropiedi del Milan partono tutti da molto lontano. Ménez è da solo.

Essendo con il baricentro così basso, i contropiedi del Milan partono tutti da molto lontano. Ménez è da solo.

Il francese, molto a suo agio in campo aperto, riesce a superare Ranocchia, elude il raddoppio di Vidic e riesce a mettere in mezzo, sperando di trovare qualcuno. Speranza vana: van Ginkel, che pur ha corso molto velocemente (basta guardare dov’è Kovačić a inizio e a fine azione), non fa in tempo e non trova l’impatto con il pallone, che arriva tra i piedi di Juan Jesus, che libera l’area di rigore.

E quando riesce ad arrivare sul fondo e a metterla in mezzo, van Ginkel non è ancora arrivato a destinazione.

E quando riesce ad arrivare sul fondo e a metterla in mezzo, van Ginkel non è ancora arrivato a destinazione.

Nel corso della prima metà del primo tempo l’Inter gioca molto a destra, nella zona di Gnoukouri, che si inserisce senza palla alle spalle di Antonelli e cerca di duettare con D’Ambrosio. Il Milan, quando riesce, gioca molto sui cambi di campo, sfruttando la superiorità numerica in mezzo e l’ampiezza sul terreno di gioco che un centrocampo a cinque ha rispetto a uno a tre.

La tattica decisa da Inzaghi: cambio di campo sfruttando il centrocampo a 5 e poi uno contro uno con sovrapposizioni dei terzini.

La tattica decisa da Inzaghi: cambio di campo sfruttando il centrocampo a 5 e poi uno contro uno con sovrapposizioni dei terzini.

Una volta che l’ala riceve il cambio di gioco, se ha spazio, prova l’uno contro uno e arriva al tiro, come in questa occasione con Suso, che sfrutta la sovrapposizione di Abate.
Come vedremo, il cambio di campo da una parte all’altra sarà la manovra più utilizzata dal Milan in tutta la partita. Probabile, quindi, che Inzaghi abbia proprio deciso di giocarsela così: cambio di campo e poi uno contro uno.

Se il cambio di gioco è rapido e la sovrapposizione funziona, il Milan riesce anche ad andare al tiro.

Se il cambio di gioco è rapido e la sovrapposizione funziona, il Milan riesce anche ad andare al tiro.

Verso la mezzora, dopo il gol annullato ad Alex, l’Inter si spaventa e abbassa di qualche metro il baricentro. Questo non permette al pressing di essere efficace come in precedenza, per via dello spazio maggiore da coprire, e il Milan riesce ad eluderlo con passaggi orizzontali.

Dopo il gol annullato ad Alex, l'Inter si spaventa e abbassa il baricentro: il pressing è meno efficace.

Dopo il gol annullato ad Alex, l’Inter si spaventa e abbassa il baricentro: il pressing è meno efficace.

Senza un pressing avversario efficace, la tattica di Inzaghi di cambiare gioco velocemente e provare l’uno contro uno funziona meglio: Suso serve Bonaventura, che ha spazio per puntare D’Ambrosio e mettere in mezzo. Questa volta, però, van Ginkel viene anticipato prima di battere a rete.

Altro cambio di gioco del Milan e altro uno contro uno con il terzino avversario. Sarà la tattica più usata dal Milan in tutta la gara.

Altro cambio di gioco del Milan e altro uno contro uno con il terzino avversario. Sarà la tattica più usata dal Milan in tutta la gara.

A questo punto il Milan prende coraggio e alza il pressing: Ménez, una delle due mezzali a turno e uno dei due laterali a turno invertito (se sale van Ginkel, sale Suso; se sale Poli, sale Bonaventura) salgono a pressare i due centrali, Medel e i terzini. I rossoneri non aspettano più passivamente l’Inter e provano ad aggredirla alta.

Il Milan prende coraggio e alza il baricentro, portando un pressing più alto sui portatori interisti.

Il Milan prende coraggio e alza il baricentro, portando un pressing più alto sui portatori interisti.

La mossa funziona e nella seconda metà del primo tempo è il Milan a prendere il dominio del campo. Aggredisce alta l’Inter, non la fa ragionare e la costringe a lanci lunghi o a sbagliare passaggi semplici. L’Inter, di contro, si abbassa e, pur cercando di tenere il pressing alto sui difensori centrali e su de Jong, non riesce a rimanere organizzata e perde di efficacia.

A inizio secondo tempo il Milan prova a tenere ancora il baricentro abbastanza alto, ma su una palla persa da Bonaventura, Kovačić trova centralmente Hernanes e, in tre contro cinque, l’Inter trova l’occasione del gol annullato a Palacio per fuorigioco di Icardi. Il Milan inizia a spaccarsi in due tronconi e i reparti si allentano: l’Inter ha svariate occasioni per sfruttare lo spazio centrale che si crea tra difesa e attacco del Milan, ma non le sfrutta.

Il Milan a inizio ripresa si spacca in due, Hernanes prende possesso della zona centrale del campo.

Il Milan a inizio ripresa si spacca in due, Hernanes prende possesso della zona centrale del campo.

Poco dopo i rossoneri subiscono l’occasione di Palacio su sponda da Icardi con salvataggio sulla linea di Mexes (azione nata sugli sviluppi di un calcio d’angolo) e si spaventano davvero: complice la stanchezza e la difficoltà nell’accorciare i reparti, abbassano di nuovo il baricentro e tornano al 4-5-1 di inizio partita, senza pressing alto, in attesa dell’Inter.

Il Milan, stanco e spaventato, riabbassa il baricentro e smette di pressare alto. Si torna al 4-5-1 difensivo di inizio gara.

Il Milan, stanco e spaventato, riabbassa il baricentro e smette di pressare alto. Si torna al 4-5-1 difensivo di inizio gara.

L’Inter, invece, rialza il pressing e, come si vede dall’alto (grazie ai potenti mezzi a nostra disposizione), impedisce al Milan la giocata facile dal basso. Si torna alla situazione di inizio gara: Milan sulla difensiva con un 4-5-1, Inter che pressa alto i portatori di palla e non permette ai rossoneri di iniziare l’azione in maniera facile.

L'Inter, invece, riprende coraggio e alza nuovamente il pressing, non facendo iniziare l'azione al Milan.

L’Inter, invece, riprende coraggio e alza nuovamente il pressing, non facendo iniziare l’azione al Milan.

La seconda mossa di Mancini è allargare Hernanes a destra, facendo in modo che de Jong lo segua e lasci la zona centrale tra difesa e centrocampo libera. Spazio che, se sfruttato a dovere, potrebbe risultare decisivo per prendere d’infilata la difesa avversaria.

La mossa di Mancini: allarga Hernanes, seguito da de Jong, e crea lo spazio centrale in cui costruire azioni pericolose.

La mossa di Mancini: allarga Hernanes, seguito da de Jong, e crea lo spazio centrale in cui costruire azioni pericolose.

Proprio in una situazione scaturita da questo movimento si crea l’occasione del rigore negato all’Inter: Icardi va incontro a Kovačić per prendere la palla, seguito da Alex. Nello spazio si butta Palacio, seguito da Mexes, che serve Hernanes al centro, contrastato da Antonelli. Il tiro del brasiliano finisce sul braccio del terzino rossonero.

In una di queste azioni Palacio si butta nello spazio creato dal movimento di Icardi: arriverà il fallo di mano di Antonelli.

In una di queste azioni Palacio si butta nello spazio creato dal movimento di Icardi: arriverà il fallo di mano di Antonelli.

Il Milan a questo punto si disunisce: continua a cercare la tattica del cambio di campo per provare l’uno contro uno, ma ora l’Inter copre meglio gli spazi. Su un cambio di gioco a destra, Abate crossa e sulla respinta la palla arriva a Palacio: ci sono otto milanisti in attacco e solamente i due centrali difensivi dietro.

Il Milan, in maniera stanca e scoordinata, prova ad attaccare. Si ritrovano in 8 sopra la linea della palla e lasciano il 2 vs 3.

Il Milan, in maniera stanca e scoordinata, prova ad attaccare. Si ritrovano in 8 sopra la linea della palla e lasciano il 2 vs 3.

L’8 argentino salta de Jong e si lancia nel contropiede due contro tre (che poi sarà tre contro tre, visto il ritorno di Antonelli) che si concluderà con l’autogol di Mexes, annullato per fallo dello stesso Palacio su Antonelli.

Sullo sviluppo del contropiede l'Inter trova l'autogol di Mexes, ma Palacio fa fallo su Antonelli e si resta sullo 0 a 0.

Sullo sviluppo del contropiede l’Inter trova l’autogol di Mexes, ma Palacio fa fallo su Antonelli e si resta sullo 0 a 0.

Prima mossa di Inzaghi: entra Destro per Suso e Ménez scala a sinistra, con Bonaventura a destra, mentre Mancini inserisce Shaqiri al posto di Kovačić, con Hernanes che va a fare la mezzala destra d’attacco e lo svizzero il trequartista. L’inter batte una serie di calci d’angolo e sugli sviluppi di uno di questi c’è l’occasione in cui Palacio tira addosso a Diego López, ma anche questa occasione non è frutto di una particolare disposizione tattica. L’unica cosa certa è che il Milan soffre e non riesce più a ripartire, anche per via di una discutibile collocazione dei giocatori in campo.

Entra Destro per Suso, Ménez va largo a sinistra: mossa deleteria.

Entra Destro per Suso, Ménez va largo a sinistra: mossa deleteria.

E i discorsi sulla collocazione dei giocatori in campo nascono poco dopo: Destro è sempre isolato davanti, Ménez a sinistra non aiuta in fase difensiva e, anzi, perde anche il tempo del pressing. In questa occasione sbaglia l’uscita su Medel, che allarga su D’Ambrosio, su cui deve scalare Antonelli non essendoci il francese. Nello spazio alle spalle del terzino si butta Hernanes, che crea i presupposti per il tiro di poco alto dello stesso d’Ambrosio, che aveva seguito l’azione del brasiliano.

Ménez sbaglia il tempo del pressing e permette all'Inter di rendersi pericolosa.

Ménez sbaglia il tempo del pressing e permette all’Inter di rendersi pericolosa.

Inzaghi, allora, decide di inserire Cerci per Poli passando al 4-2-3-1 (che è più un 4-4-2) con Ménez centrale dietro Destro, ma molto vicino a lui, Bonaventura a sinistra e il 22 a destra.

Dentro Cerci per Poli, Bonaventura va a sinistra e Mènez dietro Destro. Un 4-2-3-1 che scopre il centrocampo.

Dentro Cerci per Poli, Bonaventura va a sinistra e Mènez dietro Destro. Un 4-2-3-1 che scopre il centrocampo.

Ma la soluzione va a indebolire il centro del campo, visto che de Jong si ritrova in mezzo a Hernanes e Shaqiri e non sa come affrontarli. Si creano spazi che l’Inter, per fortuna del Milan, non è brava a sfruttare e che sarebbero potuti essere letali per i rossoneri. Prima della fine c’è spazio anche per l’occasione del tiro fuori di Icardi ben imbeccato da Shaqiri con un lancio di 40 metri, figlio — anche questo — del troppo spazio concesso centralmente dal centrocampo del Milan, ma finisce comunque 0 a 0.

Ménez non torna, de Jong è tra Hernanes e Shaqiri. L'Inter non sfrutta la superiorità numerica in mezzo al campo.

Ménez non torna, de Jong è tra Hernanes e Shaqiri. L’Inter non sfrutta la superiorità numerica in mezzo al campo.

Come si è visto, non è stato uno 0 a 0 con molti spunti tattici o tante modifiche a gara in corso. La soluzione più interessante è stata quella di Mancini di spostare Hernanes a destra per portarsi dietro de Jong e creare lo spazio centrale in cui colpire. Il pressing alto contro il Milan l’hanno fatto tutti in Serie A, è palese che i problemi dei rossoneri inizino proprio con il giropalla basso della difesa.
Inzaghi, invece, ha impostato una gara sulle ripartenze e i cambi di campo, sperando sempre nell’uno contro uno. Solamente quando ha alzato il pressing, per quei venti minuti, il Milan ha sofferto meno. Per il resto, la solita partita difensiva senza idee propositive. Con l’aggravante di non aver voluto rinunciare a Ménez per tutta la gara, nonostante abbia creato danni ovunque sia stato spostato.
Dall’altra parte, perlomeno e con tutti i loro difetti, ci hanno provato, a vincere il derby. Noi, che siamo il Milan, no. Questo dovrebbe far riflettere.

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frailmari

Trequartista nella vita. Si è ritrovato in panchina perché dio usa il 4-3-3. #Gourcuffer | #staymezzapunta | #slidismo
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Comments

  1. Interessante analisi (ma che sbattone solo leggerla!). In effetti deleteria l’idea di Mister Plasmon&Bresaola di abbinare difensivismo e falso nueve; sarebbe capibile difendere compatti senza pressare se almeno si avesse una punta di peso che facesse salire la squadra ma sennò è una tattica sconfitta in partenza.

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