#slidismo: l’analisi tattica di Fiorentina-Milan

Il sottotitolo potrebbe essere “Ossia di come Montella sia riuscito a cambiare 5 volte sistema di gioco nella stesso tempo in cui Inzaghi non ha fatto nulla”. Credo renderebbe l’idea.

Eppure, tatticamente, non era partita male per Inzaghi, la sfida contro la Fiorentina al Franchi. “A bocce ferme”, come si usa dire, aveva avuto la meglio lui. E non so quanto questo sia un complimento per Montella, visto che l’allenatore rossonero, a parte uno sporadico 4-2-3-1 e un rarissimo 4-3-1-2, ha sempre utilizzato il 4-3-3.
Parlare di tattica e sistemi di gioco quando manca l’attore principale, il gioco stesso, non è mai facile. Ma grazie a Montella gli spunti di questa partita sono stati vari e, alcuni, davvero interessanti.

Al fischio d’inizio i viola si sono presentati con un inusuale 3-4-2-1 con Rosi e Pasqual esterni di centrocampo, Kurtic e Aquilani a fare filtro davanti alla difesa e Borja Valero e Iličić alle spalle di Gilardino.
Il Milan, invece, con il solito anemico 4-3-3, con la variante di Ménez esterno sinistro e non falso nove e Destro prima punta. Bonaventura retrocesso in mediana come mezzala sinistra, Essien a fare filtro e van Ginkel mezzala destra.

La mossa che ha dato nuova linfa al gioco del Milan è stata proprio la difesa a 3 scelta da Montella, poco aiutata dai soli due centrocampisti centrali e dal pressing alto dei tre uomini d’attacco. Costretti all’uno contro uno dai tre attaccanti rossoneri e senza possibilità di raddoppiare in aiuto di un compagno, i difensori hanno subito molto i tagli senza palla negli spazi lasciati vuoti di van Ginkel, vera sorpresa della prima mezzora.
Come si vede nella prima slide, il movimento di Ménez ad accorciare verso il centrocampo attira Richards fuori posizione, l’inferiorità numerica di Kurtić e Aquilani in mezzo al campo permette al centrocampista olandese di buttarsi negli spazi creando i presupposti per un’azione pericolosa.

van Ginkel attacca lo spazio creato da Ménez che indietreggia e si porta dietro Richards.

van Ginkel attacca lo spazio creato da Ménez che indietreggia e si porta dietro Richards.

Il “fattore van Ginkel”, con la complicità del sistema di gioco della Fiorentina, si ripete nel momento della più nitida occasione del Milan nel primo tempo: l’olandese lavora bene alle spalle dei due centrocampisti viola, andando a occupare lo spazio lasciato libero da Destro e costringendo i difensori viola ancora all’uno contro uno. Antonelli propone l’uno-due col 21 rossonero che serve il terzino di tacco, il quale di prima trova Honda in profondità. Il giapponese sparerà addosso a Neto.

Il 3-4-2-1 della Fiorentina favorisce il gioco del Milan, che riesce a rendersi pericoloso con Honda.

Il 3-4-2-1 della Fiorentina favorisce il gioco del Milan, che riesce a rendersi pericoloso con Honda.

Altro esempio è l’occasione di Ménez, che sfrutta gli spazi della difesa a 3 viola per involarsi verso Neto, servito ancora da van Ginkel. Richards è in difficoltà, Rosi non gli offre abbastanza copertura dovendo coprire su Antonelli e Aquilani deve coprire Bonaventura, spesso largo a duettare con Ménez. Il francese sprecherà anche questa occasione, ma è evidente che sia il Milan a trarre vantaggio dalla sistemazione in campo delle due squadre.

Ménez, lanciato da van Ginkel, ha campo aperto tra sé e il portiere, la Fiorentina rischia l'imbarcata con la difesa a 3 e soli 4 centrocampisti.

Ménez, lanciato da van Ginkel, ha campo aperto tra sé e il portiere, la Fiorentina rischia l’imbarcata con la difesa a 3 e soli 4 centrocampisti.

Montella, a questo punto, inizia il suo cervellotico “valzer di moduli”: la prima mossa è al 20′, quando passa al 3-5-1-1 abbassando Borja Valero sulla linea dei centrocampisti per limitare i tagli di van Ginkel, fin lì il migliore in campo. La mossa funziona, l’olandese non troverà più lo spazio necessario per far male alla difesa dei toscani, ma la situazione di uno contro uno in difesa resta.

Montella abbassa B. Valero a centrocampo per controllare van Ginkel.

Montella abbassa B. Valero a centrocampo per controllare van Ginkel.

E quindi il tecnico napoletano fa la prima mossa decisiva della serata: passa alla difesa a 4, trasformando il sistema di gioco in un 4-5-1 con Richards terzino destro, Pasqual sinistro, Rosi esterno alto a destra e Iličić esterno a sinistra, con tre centrocampisti centrali. La mossa ha i suoi effetti: da questo momento il Milan non riuscirà più a rendersi pericoloso con azioni manovrate, ma solo grazie a qualche ripartenza.
È circa il 30′ di gioco e Montella ha già provato 3 sistemi di gioco diversi. Inzaghi nessuno. O meglio, uno.

Una delle mosse decisive di Montella: il passaggio alla difesa a 4.

Una delle mosse decisive di Montella: il passaggio alla difesa a 4.

A inizio ripresa Montella cambia nuovamente le carte in tavola: resta il 4-5-1, ma cambiano gli interpreti: entrano Joaquin e Badelj per Richards e Aquilani, Rosi si abbassa a fare il terzino destro, Badelj prende il posto davanti alla difesa, Kurtić si sposta a fare la mezzala destra, Iličić a esterno destro e Joaquin prende la fascia sinistra. L’effetto è che la Fiorentina prende completo possesso del campo, è molto più ordinata dietro e più padrona del gioco a centrocampo. Ma non riesce a rendersi davvero pericolosa, se non con qualche situazione da calcio da fermo su cui il Milan è abituato a soffrire.

Il 4-5-1 con cui Montella inizia il secondo tempo: Iličić a destra e Joaquin a sinistra.

Il 4-5-1 con cui Montella inizia il secondo tempo: Iličić a destra e Joaquin a sinistra.

Inzaghi, da par suo, non accenna a fare cambi, né di uomini né di sistemi di gioco. E probabilmente sbaglia. Il 4-3-3, risultato molto efficace nella prima mezzora di gioco grazie alla difesa a 3 della Fiorentina, si è incagliato contro la nuova sistemazione viola, non riuscendo più a creare i presupposti per un’azione pericolosa. Il passaggio a un 4-3-1-2 con Honda alle spalle di Badelj e Ménez a dar man forte a Destro tra Gonzalo e Basanta sarebbe stato un modo migliore di affrontare il secondo tempo.

Ma il gol, in un modo o nell’altro arriva: e, guarda caso, è in una di quelle occasioni in cui la difesa viola si ritrova in parità numerica con l’attacco rossonero. Rosi, fuori posizione, va in contrasto con Bonaventura, che resiste con forza; Ménez attacca lo spazio lasciato vuoto dal terzino e costringe Gonzalo ad allargarsi per coprire; in mezzo Basanta è su Destro e Pasqual su Honda. van Ginkel (ancora lui), ritrova campo libero di fronte a sé e si muove per ricevere il passaggio, seguito da Badelj.

Ménez attacca lo spazio lasciato libero da Rosi e la difesa viola è di nuovo uno contro uno.

Ménez attacca lo spazio lasciato libero da Rosi e la difesa viola è di nuovo uno contro uno.

Il cross di Ménez è proprio per l’olandese, ma il centrocampista croato dei viola riesce a intercettare la palla, che finisce nella zona in cui Bonaventura era finito seguendo l’azione; il resto è fortuna: Basanta lascia Destro per coprire lo specchio di porta, Bonaventura svirgola il tiro e finisce proprio nella zona di Destro, che è bravo a metterci il piede e a infilare Neto.

Il movimento di van Ginkel crea i presupposti per il gol, Bonaventura tira addosso a Destro, che è bravo a metterla dentro.

Il movimento di van Ginkel crea i presupposti per il gol, Bonaventura tira addosso a Destro, che è bravo a metterla dentro.

Il Milan si ritrova in vantaggio, tutto sommato senza nemmeno rubare nulla, viste le occasioni del primo tempo, ma è la sua condanna. O meglio, quella del suo allenatore.
Inzaghi, in evidente ansia da prestazione e probabilmente condizionato dalle critiche ricevute per i cambi effettuati nelle ultime partite, decide di fare l’ignavo e di non fare nulla: trasforma (o forse è meglio dire che subisce la trasformazione) il 4-3-3 in un 4-5-1 con Honda esterno destro e Ménez esterno sinistro, ma non cambia uomini. Ha paura di scoprirsi o di coprirsi troppo, quindi preferisce la via di mezzo. Che gli costerà la partita.
Montella, invece, effettua il quarto cambio di sistema di gioco della sua serata: da 4-5-1 a 4-2-3-1, con Kurtić e Badelj in mediana, Borja Valero largo a sinistra, Iličić trequartista dietro Gilardino e Joaquin a destra. Spostare lo spagnolo a destra sarà la mossa decisiva, ma il tecnico napoletano ci ha messo 65 minuti per capirlo.

Altro cambio di sistema di gioco: il 4-2-3-1 con Joaquin a destra e Iličić trequartista. Sarà la mossa decisiva.

Altro cambio di sistema di gioco: il 4-2-3-1 con Joaquin a destra e Iličić trequartista. Sarà la mossa decisiva.

Da quel momento la Fiorentina inizierà ad attaccare per trovare il pareggio, l’obiettivo è attaccare il fondo del campo sfruttando la presenza di Honda e Ménez sulle fasce, non propriamente due difensori.
Il baricentro del Milan si schiaccia pericolosamente a ridosso della propria area di rigore, creando due linee da 4 e da 5, con il solo Destro a provare a fare un minimo di pressing – inutile – sui portatori di palla viola.

Al minuto 80′ Inzaghi fa il suo primo cambio, inserendo Cerci per Honda e mettendo, quindi, un altro giocatore poco propenso a difendere. L’obiettivo è fare il 2-0 in contropiede, ma Cerci non toccherà nemmeno una volta il pallone nella metà campo avversaria.
Montella, invece, fa il suo ultimo cambio, sia di uomini, che di modulo (il quinto della serata): l’ingresso di Babacar per Rosi trasforma ancora la Fiorentina, che passa a un 4-1-3-2 iper offensivo, con Kurtić terzino destro, Badelj solo in mezzo al campo e Babacar di fianco a Gilardino.
La mossa sortisce gli effetti sperati: fino a quel momento, con il solo Gilardino da marcare, i difensori centrali del Milan avevano avuto la meglio, con uno che prendeva Gilardino a uomo e l’altro che copriva l’area a zona, spesso colpendo di testa in anticipo. Babacar va ad impegnare proprio il secondo centrale difensivo e la sua presenza creerà i presupposti dei due gol viola.

Il pareggio dei toscani arriva in seguito a un’azione da calcio d’angolo. Alla battuta del corner Essien è tra quelli a zona e non a uomo, la palla viene respinta e il gioco si sposta a destra verso Joaquin. In questo momento Gonzalo è nei pressi del centrocampista ghanese del Milan, che però si dimentica di prenderlo in consegna, lasciandolo libero. Come si vede dalle immagini, Abate è su Babacar e tutti gli altri difensori hanno un uomo da marcare.

Essien a inizio azione ha Gonzalo nei paraggi e ogni difensore del Milan è su un uomo della Fiorentina.

Essien a inizio azione ha Gonzalo nei paraggi e ogni difensore del Milan è su un uomo della Fiorentina.

Al momento del cross di Joaquin, però, Gonzalo è completamente solo e Abate non fa in tempo a chiudere sullo spagnolo. Essien rimane fermo immobile, Abate si dispera. Dal replay potrebbe sembrare un errore del terzino rossonero, ma la verità è che è tutto del centrocampista con la maglia numero 15.

Quando parte il cross di Joaquin Essien è ormai distante da Gonzalo e Abate non fa in tempo a scalare.

Quando parte il cross di Joaquin Essien è ormai distante da Gonzalo e Abate non fa in tempo a scalare.

A questo punto Inzaghi inserisce Bonera per Abate, in evidente debito d’ossigeno, anziché rinforzare — questa volta a ragione e non come contro il Verona — le fasce inserendo Bocchetti per Ménez, ormai ridotto a fare esclusivamente il terzino. Ed è proprio dalle fasce che arriva il vantaggio definitivo della Fiorentina: Cerci si dimentica di scalare su Pasqual, con Bonera attirato verso il centro dalla presenza di Badelj. Mexes presidia l’area a zona, senza uomo, mentre Paletta deve controllare Babacar, appena entrato. Antonelli è su Gilardino e Ménez si ritrova su Joaquin. Forse sarebbe stato meglio scalare tutti di uno, con Mexes su Gilardino, Antonelli su Joaquin e Ménez libero da compiti di marcatura.

Cerci si perde Pasqual, trovato da Basanta in profondità. Mexes in mezzo all'area è senza uomo da marcare, Paletta attirato fuori dalla presenza di Babacar.

Cerci si perde Pasqual, trovato da Basanta in profondità. Mexes in mezzo all’area è senza uomo da marcare, Paletta attirato fuori dalla presenza di Babacar.

Quando parte il cross di Pasqual, Ménez ha già quel mezzo metro di ritardo che sarà poi decisivo per permettere a Joaquin di colpire indisturbato. Attribuire le colpe al francese, questa volta, è dura. Anche perché lui è dove gli ha chiesto di mettersi l’allenatore. Saper anticipare lo stacco di un attaccante avversario non rientra tra le sue caratteristiche.

Al momento del cross Ménez è già in ritardo su Joaquin. Il gol dello spagnolo risulterà decisivo.

Al momento del cross Ménez è già in ritardo su Joaquin. Il gol dello spagnolo risulterà decisivo.

Il gol, come sappiamo, sarà quello del definitivo 2-1, che permette alla Fiorentina di rimanere in corsa per l’Europa e che porta il Milan sempre più negli abissi della classifica, tra il decimo e l’undicesimo posto.

Conclusioni: Nonostante i buoni primi 25 minuti, è difficile credere che siano tutti meriti del Milan e della preparazione pre-partita di Inzaghi e del suo staff di tattici. Montella ci ha messo del suo, ma non appena è riuscito a trovare le contromisure all’inizio tragico della sua squadra ha imbrigliato la manovra del Milan, infruttuosa tranne che nell’occasione del gol, arrivato comunque su un errore di posizionamento della difesa viola. Ciò che balza all’occhio è la totale incapacità di intervenire a partita in corso da parte di Inzaghi: un po’ per paura di altre critiche, un po’ per incapacità sue, non ha fatto nulla fino all’inserimento inutile — anzi, dannoso — di Cerci al minuto 80. Montella, forse fin troppo eccessivo nell’apparire all’esatto opposto, era già al quinto cambio di sistema di gioco.
La difficoltà, poi, a creare una manovra elaborata contro un avversario semplicemente ordinato è, purtroppo, un’abitudine che il Milan di Inzaghi si porta dietro dal precampionato e a cui, volenti o nolenti, ci siamo abituati. Ma sentir parlare di “buon gioco” a fine partita, no, ci sembra esagerato.

Fonte: immagini tratte da Mediaset Premium

The following two tabs change content below.

frailmari

Trequartista nella vita. Si è ritrovato in panchina perché dio usa il 4-3-3. #Gourcuffer | #staymezzapunta | #slidismo
Share

Comments

  1. Sono d’accordo con tutta l’analisi, giusto con la prima rete della Fiorentina non lo sono in toto.
    Essien è vero che perde il suo uomo, ma Antonelli si mette a zona sul primo palo lasciando solo Borja Valero che distrae il ghanese che infatti sembra volerlo coprire e resta a metà.
    Ora senza dubbio doveva restare su Gonzalo, tuttavia può il miglior colpitore di testa della squadra avversaria essere marcato da un giocatore di 177cm e che non trova certo nel colpo di testa la sua qualità migliore?
    A proposito, esiste una qualità migliore in Essien?
    In ogni caso se sei in vantaggio non puoi trovarti a marcare in area in parità numerica con gli avversari.
    Inoltre era evidente la difficoltà sulle fasce, avrei tolto Destro che tanto è incapace a difendere un pallone e far salire la squadra per un centrocampista centrale spostando Bonaventura in fascia e Menez al centro che è in grado di fare qualche sgroppata solitaria e alleggerire un po’ la difesa oltre che più adatto al contropiede.
    Infine complimenti per l’articolo e per la pazienza di riguardare la partita per screenshottare, sei un eroe.

    • Ti ringrazio, la pazienza e la forza d’animo di riguardare la replica di una partita così deve essere davvero tanta, te lo confermo. Ma è una cosa che mi piace fare, quindi non mi pesa più di tanto.

      Le tue considerazioni sulla partita sono giuste. Inzaghi ha semplicemente avuto paura delle critiche e non ha fatto cambi, questa volta. Sbagliando.

  2. Il problema è che la squadra da inizio stagione, ha cambiato qualche modulo, ma non ha mai cambiato l’atteggiamento, anzi si è solo impaurita.
    Le prime giornate hai colto di sorpresa qualche squadra giocando di difesa e contropiede, dopo ti hanno preso le contromisure e ben pochi ti hanno voluto lasciare quegli spazi oltretutto se il tuo modo di attaccarli consiste in un giocatore che prende palla e si fa 50 metri da solo, vedi El Shaa alla prima con la Lazio o Menez altre volte e non dal dialogo fra giocatori di qualità come faceva la Roma e ora fa la Lazio.
    La cosa paradossale è stata che le squadre di secondo piano come contromossa non hanno abbassato il baricentro come era logico pensare, bensì il contrario addirittura ti hanno chiuso in difesa col palleggio o con la veemenza atletica, vedi Genoa, Torino ed Empoli.
    Una roba inammissibile.

Leave a Reply

COMMENTI RECENTI